OSSERVATORIO MADE IN

Lunedì, 23 Settembre, 2019

Stefano Mai:

Notizia del 07/03/2012

Di seguito l’intervento di Stefano Mai, Capogruppo Lega Nord in Consiglio Provinciale a Savona e Sindaco di Zuccarello, in merito all’argomento “Crisi aziendale e situazione occupazionale sul territorio provinciale”.

Oggi ci troviamo qui per parlare di uno dei più importanti temi che interessano la nostra provincia, la nostra società. Alcuni giorni fa, precisamente il giorno 21/2/2012 il Consiglio Regionale della Liguria ha votato all’unanimità un ordine del giorno sottoscritto da tutti i gruppi a sostegno delle imprese savonesi, impegnando il presidente e la giunta ad attivare tutti gli strumenti per sostenere il sistema economico produttivo ed i lavoratori, e tra le altre cose ad attivare un tavolo con la provincia di Savona. Sono lieto che se ne discuta largamente, contrariamente a quanto fatto dalla Regione, attraverso una fredda approvazione senza discussione, ma che speriamo comunque attiri ugualmente le dovute attenzioni.

Purtroppo stiamo vivendo gli effetti di una globalizzazione senza regole. Bisogna pensare ad un nuovo sistema economico basato su regole diverse, dove la tutela del lavoro e della produzione vengano messi al centro. Prima di tutto devono essere aiutati i nostri. Non possiamo pensare che in un momento in cui c’è una cospicua perdita di posti di lavoro si debbano fare entrare nuovi immigrati. Questo è un atteggiamento irresponsabile. E poi dove pensiamo siano finiti i soldi percepiti dagli immigrati? Per circa l’80% finiscono nei loro paesi di origine, cosi di fatto impoverendo ulteriormente il paese.

Bisogna pensare ad interventi a sostegno di chi è in difficoltà quindi continuare, si ad agire con gli ammortizzatori sociali ma pensare ad incentivi che non siano solo a favore di una azienda od un comparto, ma che servano al rilancio del nostro sistema economico, che deve essere frutto di scelte politiche ben precise. Si deve prendere la strada delle politiche del territorio, degli incentivi alle imprese e del sostegno al lavoro come ad esempio hanno iniziato a fare Piemonte e Lombardia. Guardiamo la situazione della Grecia: da noi le tensioni sociali per ora sono tenute a bada ma quale futuro avrà un paese in cui, come da fonti ISTAT, ci sono 144 anziani ogni 100 giovani, senza ricambio generazionale, dove si teme responsabilmente di non poter mantenere eventuali figli e famiglie, dove mancano infrastrutture, dove la tassazione è alle stelle ed i vincoli burocratici di ogni genere e sorta spingono alla ricerca di un posto fisso e non al fare impresa.

Si paga l’iva anticipata e le tasse le devi pagare anche se non hai incassato. Basta poco per fermare il sistema. È sufficiente che tardi un pagamento, l’azienda si trova senza liquidità ed il sistema si blocca. Basti pensare che ci sono 90 miliardi di euro di fondi per le imprese bloccati. Ora sembra che ne siano stati sbloccati 6 da Monti. La Bce che continua a fornire prestiti alle banche, ma non vi è traccia di agevolazioni per l’accesso al credito per le imprese. Parliamo di mammoni ai quali però le banche, senza la presenza di un rapporto a tempo indeterminato, non concedono mutui e che quindi tornano a casa dai genitori perché marchiati dall’incertezza del lavoro.

Meno tasse più lavoro, è questa la risposta alla crisi del mercato, all’incursione della globalizzazione, alla dittatura economica dell’Europa e delle banche. Purtroppo abbiamo visto negli ultimi anni fiori all’occhiello dell’industria nazionale che hanno lasciato l’Italia. Marchi importanti e prodotti molto conosciuti che sono andati ad arricchire proprietà straniere ( e purtroppo di questo è stato complice anche lo stato che non ha definito le opportune strategie e per citare un caso eclatante: i vestiti di un corpo delle forze dell’ordine appaltati a fabbriche rumene. con la storia dell’industria tessile del nostro paese…). E che dire di chi per risparmiare compera dai cinesi prodotti di dubbia qualità, o dai africani sulla spiaggia o per le vie dei centri. Ed il made in Italy? Lo abbiamo dimenticato? Il made in Italy siamo noi, è il nostro lavoro e questo concetto deve essere il nostro costante tormentone!

Ma voglio fare alcune riflessioni. La prima è rivolta alle infrastrutture, e subito il mio pensiero è rivolto al nostro atteggiamento a riguardo. Ad esempio vediamo cosa sta accadendo per la tav dove è in gioco il futuro del nord. Un costo che si può sostenere e che può creare grande sviluppo. Le infrastrutture sono alla base dello sviluppo economico di ogni Paese e Confindustria ce ne ricorda spesso il pesante deficit e le ricadute sui costi e la competitività del nostro sistema produttivo. Una adeguata dotazione di infrastrutture è infatti condizione necessaria per competere sul mercato globale, e migliorare tale dotazione è una condizione irrinunciabile. In particolare, la dimensione europea del tema assume oggi una valenza sempre più forte, in una fase in cui è prevista ancora l’adesione all’Unione di nuovi Paesi. Parliamo quindi di “corridoi infrastrutturali” strategici con la possibilità che siano finanziabili con risorse nazionali ed europee. Ma con uno scenario finanziario di questo tipo è difficile la possibilità del reperimento di risorse pubbliche e quindi diventa indispensabile individuare modalità per stimolare e coinvolgere investimenti privati. Ed in questo senso è necessario creare le condizioni che rendano l’investimento in infrastrutture attrattivo per i capitali privati. A complicare ulteriormente questo processo è la burocrazia e la molteplicità degli attori coinvolti nei processi decisionali , e per questo motivo non si hanno garanzie sul rispetto dei tempi e nel controllo dei costi, con la conseguenza di compromettere le strategie industriali e di scoraggiare l’intervento di finanziatori privati. È necessario snellire e razionalizzare tali sistemi focalizzando il processo decisionale sul livello che è più appropriato per i progetti, a seconda che essi abbiano una rilevanza strategica europea, nazionale, o regionale. Fondamentale deve essere la partecipazione delle comunità locali anche soprattutto per promuovere la più ampia consapevolezza sui costi e benefici condivisi connessi al tali opere infrastrutturali.

I piani aziendali/ piani industriali: se è vero che La procedura per richiedere la CIGS, prevede la produzione del programma da attuare in termini di durata e numero dei lavoratori da sospendere, allora credo che tale documento debba necessariamente contenere anche la strategia aziendale per uscire dalla crisi e quindi un piano industriale…. documento che dovrebbe illustrare le intenzioni strategiche dell’azienda, le azioni che saranno realizzate per il raggiungimento degli obiettivi strategici e dei risultati economico finanziari attesi, necessari per la creazione di valore e la crescita dell’azienda. Tale piano svolge un ruolo fondamentale anche dal punto di vista della comunicazione verso gli interlocutori finanziari, quali banche fondi e investitori istituzionali, investitori privati.

Purtroppo però ci troviamo in presenza di industrie che come unica strategia manifestano quella ci delocalizzare, un altro tema che ci sta a cuore. Spesso ci troviamo di fronte a strategie aziendali che prevedono la delocalizzazione in paesi esteri, (nell’Est Europa, in Africa, ecc). Queste strategie sono a parere nostro cure palliative che non fanno altro che allungare la lenta agonia della fabbrica o meglio dei contratti di lavoro. Ritengo che queste pratiche possano essere, al limite, tollerabili, nel caso in cui vengano garantiti tutti i posti di lavoro. Ma sappiamo bene che poi così non è. Penso che sia un atteggiamento da parte degli imprenditori non responsabile ed altamente egoistico. Ci sono poi i fondi europei che devono essere vincolati e veicolati per sovvenzionare imprese che non delocalizzano, che mantengono i dipendenti e che magari assumono manodopera italiana. I fondi strutturali quindi non dovrebbero in alcun modo essere utilizzati per sovvenzionare la delocalizzazione delle imprese.

Investimenti degli imprenditori: qui accade ciò che è accaduto nel turismo. Abbiamo sfruttato fino all’osso i nostri turisti, non abbiamo ammodernato le strutture, ed ora ci troviamo con un sistema vecchio che tenta a fatica a rialzarsi. Molti proprietari di alberghi hanno cercato di trasformarli in appartamenti. Allo stesso modo, non voglio però generalizzare, alcuni non hanno effettuato gli investimenti necessari a tempo debito ed ora non si riesce più a stare su mercato per gli esorbitanti costi delle forniture energetiche ecc. Apprezzabili sono le situazioni in cui gli imprenditori hanno messo avanti a tutto il pagamento degli stipendi ma forse sarebbe stato opportuno effettuare gli investimenti dovuti.

Politiche energetiche: capita spesso che i costi di produzione siano proibitivi per vetustà degli impianti. Cerchiamo di intercedere ed fare in modo che durante il periodo necessario al rinnovamento degli impianti, i fornitori rimodulino le tariffe o concedano prestiti energetici rimborsabili nel momento di ripresa della piena funzionalità. Abbiamo un ambiente deturpato dalle strutture energetiche, ambiente che viene sottratto a tutti e allora che questi contribuiscano alla ripresa del paese.Stante tutto ciò è necessario che tutti svolgano il loro ruolo e credo che la provincia di Savona possa avere una parte attiva nell’ambito che più gli compete che è quello della pianificazione e delle pratiche autorizzative in riferimento alle questioni urbanistiche.

Per quanto sarà possibile fare, manifesto la massima disponibilità e collaborazione da parte del gruppo della Lega nord. La lega nord c’è e ci sarà sempre. Certo è difficile intervenire quando la situazione è arrivata a certi punti, ma è estremamente necessario che si abbattano le barricate e si lavori in sinergia. Ma affinché tutto questo sia possibile devono esistere dei piani industriali di rilancio, altrimenti è come parlare del sesso degli angeli ed i lavoratori che sono qui presenti hanno bisogno di risposte e non di sole buone intenzioni. Tutti dovranno impegnarsi per quanto di competenza e non come spesso accade scaricare il barile l’un l’altro, fare demagogia e conseguentemente lucrare consensi politici.

Credo che oggi, con il consenso di tutti, si apra una fase storica per il futuro della nostra provincia.

Fonte: Albengacorsara.it

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